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MUSEO DELL’IMMIGRAZIONE DI SAN PAOLO (BR)

Il Museu da Imigração di San Paolo è nato tra il 1886 e il 1888 ed è stato uno dei più grandi centri di accoglienza del sud america.
Molti dei nostri antenati italiani sono stati accolti in questa struttura che tra il 1887 e il 1978 ha ricevuto 2,5 milioni di persone di più di 70 nazionalità differenti.
A livello storico dobbiamo ricordare due grandi ondate migratorie verso le americhe: la prima alla fine dell’800 e la seconda dopo la fine della Prima guerra mondiale. Durante la prima grande ondata migratoria una data deve essere posta in evidenza, il 1888. E’ l’anno in cui il Brasile emana la “lei aurea” e pone fine alla schiavitù dei neri. Mentre in Brasile gli schiavi neri non sono più obbligati a lavorare nei campi, in Europa, e quindi anche in Italia, c’è un periodo di grande crisi agricola ed economica con un elevato tasso di disoccupazione. Questi due elementi sono fondamentali per l’inizio di una grande migrazione europea verso nord e sud america; in Italia iniziano addirittura a circolare pubblicità per favorire i cittadini ad emigrare in terre nuove e ricche dove potranno lavorare e avere dei lotti di terra propri, oltre ad una vita migliore.
La manodopera nera è sostituita da quella europea che sta arrivando in grande quantità.
Gli immigrati italiani iniziano ad emigrare in massa dal porto di Genova e Napoli, famiglie intere lasciano la patria alla ricerca di una vita migliore. In Brasile le navi sbarcano nel porto di Santos e attraverso un treno arrivano poi nella città di San Paolo nel quartiere Brás (da sempre di stampo italiano). I viaggi in mare potevano anche durare 40 giorni in cui le condizioni igieniche erano veramente pessime e molte persone neanche arrivavano a destinazione. Molte famiglie hanno visto gettare in mare i propri cari durante la traversata. Non molto differente da quello che succede nei nostri giorni, purtroppo!
L’hospedaria (come viene chiamata in portoghese) non è solamente un centro di accoglienza ma svolge varie funzioni: è centro di igiene e pulizia, dormitorio, refettorio, centro ospedaliero, ufficio postale, ufficio di polizia, centro di smistamento, registro matricole e soprattutto la prima casa dopo un lungo e estenuante viaggio.
Gli immigrati rimanevano nel centro di accoglienza per 8 o 10 giorni e nello stesso incontravano ed erano contrattati dai fazendeiros che li portavano nelle fazendas di caffè per lavorare nelle piantagioni.
I nostri antenati vanno a lavorare nei campi in Minas Gerais, San Paolo, Rio de Janeiro ma soprattutto nel sud del Brasile, nella serra gaúcha, dove il clima più freddo e più simile a quello europeo, favorisce la permanenza e un adattamento più facile.
Gli italiani si adattano bene alla vita sudamericana e in Brasile iniziano anche a migliorare la propria condizione economico-finanziera, cominciano a lasciare i campi e già dopo la guerra si lanciano in nuove sfide imprenditoriali. San Paolo cresce economicamente e a livello urbanistico grazie anche ai grandi imprenditori italiani. Tutti ricordano ancora oggi Crespi, Matarazzo, Laurenti, Di Cunto e altri che hanno investito nella città e l’hanno fatta crescere in maniera esponenziale.
Gli italiani iniziavano una nuova vita e avevano incontrato nel Brasile grandi opportunità. Una seconda casa.

CURIOSITA’
– In Brasile si calcola che ci siano 25 milioni di brasiliani con origine italiana.
– Le regioni italiane con il numero più alto di immigrati sono state il Veneto, la Lombardia, la Calabria e la Campania.
– Con gli immigrati molte parole italiane iniziano a circolare e far parte della quotidianità come: pasta, pizza, paura, polenta, ciao, spaghetti, etc.
– Tra gli europei l’Italia è stata la nazione con il numero più alto di immigrati tanto che il 21 Febbraio è stato riconosciuto come il giorno nazionale dell’immigrato italiano.
– Nel 1920 San Paolo viene considerata una delle maggiori città con immigrati italiani (insieme a New York e Buenos Aires) tanto che circolava un giornale, Il Fanfulla, scritto interamente in lingua italiana.
– Oltre a diventare grandi imprenditori e investitori, la “mano” italiana si vede anche nell’architettura e molti edifici sono stati ideati da ingegneri nostrani come il Museu do Ipiranga, il MASP, la scuola Dante Alighieri, l’Edificio Martinelli).
– Per ultimo vorrei ricordare un grande cantante di origine italiana che ha fatto la storia del samba paulistano: Adoniran Barbosa (Rubinato il cognome italiano della sua famiglia).

DA CENTRO DI ACCOGLIENZA A…MUSEO
L’hospedaria è diventata museo dell’immigrazione con apertura al pubblico a partire dal 2014 dopo numerose ristrutturazioni dell’edificio.
Oggi la struttura con 2.900 metri quadrati può contare di un bellissimo giardino, piante e alberi che rendono ancora più bello il luogo.
Nel piano terra vengono montate delle esposizioni temporanee e nel primo piano potete visitare il museo che è diviso in sale.
La suddivisione è ben delineata e si può tornare indietro nel tempo e rivivere le gioie e i dolori degli immigrati che sono passati in quel posto.
Enfim, vale assolutamente la pena visitarlo.
Bom dia do imigrante italiano!



Il mio podcast sul Museo dell’Immigrazione di San Paolo – Spotify
La gita al museo che organizzo ogni anno con i miei alunni privati per il 21 febbraio Dia do Imigrante italiano
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