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Rumbo a Uruguay

L’ultima fermata del Gipsyexpress è stata nel paese per eccellenza del mate: l’Uruguay.
Devo dire che è stato interessante e, come in tutti i paesi sudamericani, le persone si sono confermate ancora una volta gentili, disponibili e molto solari.
L’Uruguay è un paese piccolo con appena 3 milioni di abitanti e confina solo con l’Argentina e il Brasile. Prima che gli europei rompessero le scatole, l’unica popolazione che viveva in questo territorio erano i Charruás, una piccola tribù indigena. Poi sono arrivati gli spagnoli e i portoghesi a introdurre i loro concetti europei e a sfruttare le terre abbondanti e pure del continente sudamericano. I portoghesi e gli spagnoli se le sono date di santa ragione tanto che la meravigliosa città di Colonia del Sacramento è stata il loro teatro di battaglia.
L’indipendenza dalla Spagna è stata raggiunta nel 1828.
Le principali risorse derivano dall’agricoltura, l’allevamento (la carne è una specialità unica di questo luogo) e il turismo, che si concentra prevalentemente a Montevideo, Punta del Est e Colonia del Sacramento.

Punta del Est
Punta del Est è una città costiera e soprattutto turistica.
Delle tre città che abbiamo visitato è quella che mi è piaciuta meno: ha le sue bellezze che la caratterizzano ma è stata costruita per ricevere turisti, snaturata della propria essenza e costruita su modelli americani. Vale la pena visitarla però perché qui c’è la Casapueblo, una costruzione greca che ricorda le abitazioni dell’isola di Santorini, la Playa Brava dove si trova il monumento Los Dedos, una mano gigante che fuoriesce dalla sabbia e infine la chiesa intitolata alla Nuestra Señora de la Candelaria che si trova proprio sotto al faro di Punta del Est e che si affaccia sull’Atlantico.
L’ostello dove alloggiamo si trova vicino al porto e per l’ennesima volta torno a ribadire che è una delle invenzioni più importanti del nostro secolo. Una pasta al tonno e l’atmosfera diventa improvvisamente magica tra brasiliani, cileni, argentini ed io a rappresentare l’Italia. C’è empatia qui dentro ed è positivissima. Ci scambiamo informazioni e consigli che sono sempre utili prima di ripartire e di riprendere l’autobus che ci porta nella capitale Montevideo dove si concentra la storia e l’anima di questo paese.

Montevideo
A primo impatto l’architettura della città mi ricorda Barcellona e questa somiglianza mi verrà confermata successivamente anche dal meraviglioso Parco Rodò simile a quello di Gaudì, che si trova, appunto, nella città catalana.
Cartina alla mano ci dirigiamo verso il centro storico e il barrio Ciudad Vieja, la città vecchia.
La strada principale, la 18 de Julio, finisce nella Plaza Independencia dove si trova la statua del generale Josè Artigas che lottò contro le truppe spagnole per l’indipendenza sotto il motto libertad o muerte. A separare la parte antica con la nuova, c’è l’antica Puerta de la Cidadela.
Appena entriamo nella città vecchia non posso non entrare nella libreria Más puro verso una libreria antica dentro di un palazzo di 102 anni, in passato adibito a laboratorio oculistico. Atmosfera e odori mi riportano indietro nel tempo.
Camminando si arriva al famoso Mercado del Puerto nato nel 1868.
Al Mercado si possono osservare le peculiarità culinarie dell’Uruguay: in cucina il ruolo da protagonista è della carne, infatti, uno dei piatti più famosi è la parrillada (o assado) ossia la grigliata. Giuro di non aver mai visto tanta carne in vita mia. Un altro piatto tipico è il chivito composto da carne, prosciutto, uova, olive, patate, insalata e sottaceti. Una bomba calorica!
La carne è buona e tenera e questo è dovuto al clima e agli immensi pascoli dove gli animali circolano liberamente e lontano da allevamenti industriali.
Anche in Uruguay la presenza italiana è marcante; gli oriundi sono circa il 44% della popolazione. A Montevideo, vi ricordo, che l’eroe dei due mondi Giuseppe Garibaldi ha combattuto la guerra civile uruguaiana e ancora oggi la casa dove ha vissuto insieme ad Anita Garibaldi è aperta al pubblico.
Altri due punti forti di questo paese sono il vino, prodotto dall’uva tannat e l’olio di oliva, quest’ultimo, però, è fatto da uliveti importati dall’Italia e innestati in Uruguay.
Continuando lungo la città vecchia si arriva al porto di Montevideo: le strade, le case, i balconi e la gente è tipica di porto. Li ho già visti questi visi a Marsiglia, a Napoli, a Paraty, a Maceio. La pelle bruciata dal sole, gli occhi stanchi e la salsedine nell’aria.
Il sale corrode tutto e la ruggine è ovunque.
A me affascina il contesto e non so perché mi riporta ai migranti del secolo scorso che dall’Italia sono venuti quaggiù.

Colonia del Sacramento
L’ultima città che visitiamo è una sorpresa assoluta.
Colonia del Sacramento si trova a circa 2 ore da Montevideo e ci arriviamo in autobus. Colonia è un villaggio con architettura coloniale ed è attraversato dal fiume Rio de la Plata che la separa, a solo un’ora di traghetto, da Buenos Aires.
Il centro storico è stato inserito nel Patrimonio dell’umanità nel 1995. La città è stata teatro di battaglie tra gli spagnoli e i portoghesi, tanto che esiste una muraglia innalzata che divideva le due truppe durante il conflitto.
Le strade sono incantevoli e la natura rende il tutto ancor di più spettacolare.
Dopo essersi perso tra i vicoli, l’ultima vista è al faro e alle 20:06, seduti sugli scogli, si può godere della bellezza del calar del sole tra le acque del fiume.
Poetico.
Il tempo di mangiare un alfajor, il tipico dolce uruguaiano fatto con il dulce de leite, e di corsa a riprende l’ultimo autobus che ci riporta nella capitale.
Grazie anche a questo viaggio, alle persone conosciute, ai sorrisi, alle bellezze naturali e storiche e a questo paese.

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