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This isn’t the right way to reach the paradise

PREMESSA: MI SCUSO ANTICIPATAMENTE PER I FRANCESISMI USATI

Ci stavo girando intorno da tempo. Avevo trovato diversi escamotage e lo evitavo come la peste bubbonica, ma sapevo che prima o poi sarebbe giunto anche il mio momento. Qualcuno c’era già passato in famiglia ma io non ci volevo credere e me ne lavavo le mani come il procuratore Ponzio Pilato quando dovette giudicare il Nazareno. Non ci volevo proprio pensare. Rimandavo. Il colpo però arrivò preciso e fendente e puntuale. In tre parole. TROVA UN LAVORO. Sapevo che l’impresa sarebbe stata ardua ma ero anche carico perché venivo da varie esperienze all’estero, dove avevo imparato diverse lingue e affrontato molte situazioni. Mi ero fatto le ossa insomma. Ero anche in possesso di una laurea triennale e una specialistica che comunque valgono più dei certificati ingialliti di Acconciature Genzano 1976 appesi nei negozi dei barbieri di paese. Almeno pensavo. Invece le cose non stavano come credevo, al contrario, le cose stavano malissimo. Già dalla ricerca iniziale sembra di star scalando l’Everest, cercare lavoro su internet è un grosso bucio di culo, tanto da chiamarlo «il lavoro di cercare lavoro», tra siti, agenzie, iscrizioni, log-in, registrazioni, email e password. Ma anche la ricerca porta-a-porta non è da meno. La ricerca a mano ti permette di analizzare la situazione e di poter osservare con cura con chi hai a che fare. La mattina ti svegli carico e profumato, sull’agenda gli indirizzi da depennare e una caterva di Curriculum da consegnare e lasciare alle simpaticissime segretarie. La consegna a mano ti consente di esaminare quanto siamo indietro rispetto ad altri paesi e quanta fatica faremo per arrivare ai loro livelli ma in particolar modo mostra tutto il fango che abbiamo di fronte, il pus ingiallito, cani randagi collocati, manco Dio sa come, lì. Posti assegnati a caso, senza né arte né parte. Senza manco un certificato di Genzano del ’76. Siliconi parlanti, segretarie irrancidite, cattive come quando lasci i limoni e marciscono, da un lato si fanno grigi e molli. Io non mi perdevo d’animo però, e passavo anche da chi una mano la dovrebbe dare a prescindere, da buon cristiano. La tra i perbenisti e gli educatori di spirito la situazione scendeva allo squallore. Per fare il bidello in un istituto cattolico dovevi essere raccomandato da uno degli apostoli. Passavano i giorni e le settimane e infine i mesi, avevo sbagliato qualcosa? Dovevo forse mettere la giacca? A 28 anni ero troppo giovinotto? O forse le facoltà da me scelte avevano lo stesso valore del certificato “Carni bovine nostrane” della macelleria sotto casa? Il ritorno a casa dopo svariato tempo passato all’estero mi aveva rinforzato, immunizzato anche dalle cose peggiori. Invece manco pel cazzo. La batosta arrivò precisa e decisa al collo quando la gentile segretaria Natalia, di un istituto in Roma, mi ricordò graziosamente che per insegnare nelle scuole pubbliche adesso abbiamo bisogno di un corso, che ha un costo, che ha una durata e le due lauree senza questa abilitazione valgono zero. Me lo fece capire in aramaico dicendomi: nu lo lascià ppe gnente ‘sto curiculo che tanto nun lo guardeno”
La ringraziai gentilmente a Natalia per l’incoraggiamento e per essere stata tanto garbata. Segretaria con dottorato alla Sorbonne di Parigi, era evidente. Frastornato dalle notizie, dalle mail senza risposta, dalle chiamate di iscrizione per master a pagamento + secidaiilculo c’è il posto anche per te, mi feci un bel giro su internet per vedere come stavamo messi in generale. Avrò sbagliato anche a non mettere la giacca ma i numeri parlavano chiaro e così, facendomi due conti, ecco cosa avevo trovato:

– c’è un grande flusso migratorio, soprattutto dei giovani, verso l’estero aumentato del 34% negli ultimi due anni, 107 mila nel 2015. Un’emorragia interna. Dal 2008 al 2014 questa fuga è costata 23 miliardi di euro alla nostra nazione. Le mete preferite, manco a dirlo, Germania e Regno Unito.
– tra i diversi tipi di contratto, quando riesci a trovare un lavoro, ci sono il contratto a chiamata o intermittente, il lavoro a progetto, il lavoro occasionale. Il contratto a chiamata manco nella Repubblica Democratica del Congo. Bene, ma non benissimo.
– ad andare via dal paese non sono solo i giovani ma anche i pensionati, che hanno capito l’andazzo, e preferiscono portare i soldi fuori: sono 400 mila anziani con un aumento del 65% nel 2014. Canarie, Tenerife, Romania e Ungheria le mete preferite. No fischia!
– e per finire, un argomento che mi lasciava una boccata di ottimismo, gli insegnanti più vecchi d’Europa sono in Italia. Aò! Nelle scuole italiane la metà dei professori ha più di 50 anni, il 52% delle maestre ha più di mezzo secolo. In Italia solo una maestra ogni 200 ha tra i 25 e i 29 anni, siamo dietro pure alla Turchia e Romania. Allora non ero il solo a stare in questa situazione. Non era colpa mia se braccianti agricoli erano stati estirpati dai campi e collocati a caso in uffici e amministrazioni. Vedete queste sono solo cazzate, parole, verba volant, chi ci rimette in tutto questo sono le istituzioni che dovrebbero investire sui giovani (investire nel senso economico e non con una ruspa), fare in modo di migliorare e migliorarci, garantirli al paese. Ma non mi sembra andiamo sulla stessa linea d’onda per adesso. La più grande sconfitta è loro. Tutti questi numeri non devono essere una scusante anzi devono darci la forza di andare avanti e lottare, cascasse il mondo. Forza e coraggio ragazzi, la lotta non finisce qua. Ci rivediamo presto. Un grande augurio di buona fortuna ai Don Chisciotte quotidiani.

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