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Val d’Orcia paradiso in terra

Caldo tremendo di metà Agosto ai Castelli romani: poco vento, le cicale cantano faticosamente, io e Clarice buttati sul tappeto in cerca di fresco, i minuti passano lenti e bollenti quando d’improvviso la brasiliana ha la brillante idea di andare in Toscana. Mi asciugo la fronte perlata di sudore e senza pensarci due volte, la accetto. “Simbora!”
L’idea è di partire per due giorni, direzione Val d’Orcia in provincia di Siena. Ci facciamo una rapida ricerca su internet, ci studiamo il tragitto, quali paesi visitare, cosa mangiare di tipico e ci alziamo dal tappeto come due elefanti stanchi.
Prepariamo lo zaino in fretta e furia e ci buttiamo dentro tutto il necessario. Dopo un’oretta siamo pronti alla partenza.
La Val d’Orcia dista dalla capitale circa 2 ore (con la New Panda a Gas 2 ore e 20 minuti).
Si trova, come già detto, in provincia di Siena, Toscana che, a mio avviso, è una delle quattro regioni più belle d’Italia.
In macchina attraversiamo tre regioni, il Lazio, l’Umbria fino ad arrivare in Toscana; il paesaggio valdorciano si capisce subito che è totalmente differente, per flora e fauna, dalle altre regioni. A me sembra di stare in un film. Quello che vedono gli occhi non è lo stesso che riesco a descrivervi con le parole: colline gialle e beige, ampie vallate, terreni di grano e orzo, balle di fieno, ettari gialli di girasoli, cipressi e alberi in fila indiana o solitari in mezzo al nulla. Le colline sembrano seni di donna, perfetti.
Qui Dio si deve essere impegnato tanto che ne è uscito fuori un capolavoro.
Clarice non sta nella pelle e vuole che mi fermi in ogni angolo per immortalare il momento.
I paesi che abbiamo segnato sul quaderno di viaggio sono cinque: Castiglione d’Orcia, Bagno Vignoni, Montepulciano, San Quirico d’Orcia, Pienza e le terme di Bagni San Filippo. I paesi sono distanti l’uno dall’altro pochi chilometri e in due giorni si possono approfittare diverse cose.
Oltre ai paesaggi naturali anche i paesi sono unici e con caratteristiche medievali tutti costruiti in pietra; piccoli borghi pieni di fiori, negozi, stradine e la simpatica e molto accogliente gente toscana.
La prima tappa è nel paese di Castiglione d’Orcia, che conta solo 2.200 abitanti. E’ arroccato su una collina ed è caratteristico per la rocca aldobrandesca. Il secondo paese che visitiamo è Bagno Vignoni che dista circa sette minuti dal precedente. Non riesco a guidare e a godermi le bellezze, così ogni due minuti ci fermiamo per apprezzare e ringraziare Dio per queste bellezze e per questa opportunità. A Bagno Vignoni la fermata al Poggio Covilli è d’obbligo; due filiere parallele di cipressi e una stradina centrale in breccia di un paio di chillometri portano fino al casolare in pietra di un agriturismo.
Siamo in un film o in un dipinto? Ci domandiamo.

Ai nostri lati ampie vallate, alberi solitari e altri casolari che gli abitanti hanno trasformato in B&B, affitta-camere, agriturismi o semplicemente fattorie. Le macchine agricole lavorano in gruppo sotto il sole cocente scandito dal verso delle cicale. Ci godiamo il momento.
Da Bagno Vignoni ci dirigiamo verso Pienza, pezzo forte della Val d’Orcia. Anch’esso di 2.000 abitanti, stile rinascimentale e nominato patrimonio UNESCO nel 1996. Oltre all’importante cattedrale, il paese è famoso per il pecorino: buonissimo, dolce e più delicato rispetto al nostro romano. A Pienza, Clarice vuole realizzare il sogno di vedere i girasoli. Così lasciamo il paese e un simpatico benzinaio ci dice che dobbiamo dirigerci verso Buonconvento, che dista una quindicina di minuti. Il paesaggio che ci si presenta davanti è spettacolare, una marea gialla di fiori tutti girati in direzione del comandante: il Sole.
Lasciamo la macchina in “quarta” fila e scendiamo nei campi, tra i girasoli più alti di noi, per fare qualche foto e disturbare le api che banchettavano in santa pace.
Da Buonconvento ripartiamo che è già sera. Siamo puntuali sulla tabella di marcia perché passeremo la notte nella stupenda Montepulciano.
A Montepulciano ci arriviamo belli stanchi ma con il sorriso e soddisfatti. L’entrata del paese caratterizzata da un portone in legno immenso già dice tutto. Ci facciamo un giro tra le strade del paesello e ne ammiriamo il buon gusto degli abitanti tanto nelle decorazioni quanto nella cura dei particolari delle proprie case o negozi. A Montepulciano il vino fa da padrone. Va bene le chiese, i musei, i vicoletti ma il Vino Nobile di Montepulciano è il re. Mangiamo e beviamo e andiamo a dormire.
La mattina ci svegliamo prestissimo, primo perché abbiamo dormito in macchina e la schiena sembra quella di mia nonna e secondo poi perché non vogliamo perderci l’alba. Quando ti fermi a pensare nei dettagli della natura e di quello che c’è intorno a noi, abbiamo il dovere di ringraziare. Punto! Provateci e fatelo.
Da Montepulciano riprendiamo la marcia depennando un altro paese nel nostro quaderno e ci dirigiamo verso San Quirico d’Orcia: la perla della Val d’Orcia. Ovviamente tutta in pietra, costruita su di una collinetta e tappa importante per i pellegrini perché ci passa la via Francigena. A San Quirico d’Orcia ci arriviamo il giorno del mercato di paese e tutto questo rende il tutto più casareccio. Abbiamo così la possibilità di conoscere gli abitanti, le abitudini, le tradizioni culinarie e di spiegare a Clarice che qui parlano senza la consonante “C ”, il che rende tutto più complicato da capire. A me mi garba (come direbbero loro) molto il dialetto toscano!
Mentre riscendiamo il paese ci fermiamo a chiacchierare con Lidia e Umberto, una coppia di anziani che stanno lavorando al campo. Stanno piantando degli ulivi ai lati della strada in mezzo ai due campi di loro proprietà. Sono campi d’orzo, prodotto che poi rivenderanno al consorzio di Siena, mi dice Lidia.
Mi sono dimenticato di dirvi che hanno 170 anni in due e che sono con una zappa in mano a lavorare sotto al sole.
Umberto ha la pelle bruciata dal sole. Eczemi ovunque. Però deve stare al campo, è la sua vita. Lidia è simpatica e disponibile, è delle zone nostre, ciociara, di Casalvieri. Ha perso un pò l’accento perché sono più di quarant’anni che ha sposato Umberto e sono venuti a vivere nelle campagne di San Quirico d’Orcia. Li lascio lavorare e li ringrazio per avermi permesso di scattare due foto.
 

A mezz’ora da San Quirico d’Orcia è immancabile la fermata alla Cappella della Madonna di Vitaletta, che si trova in mezzo le campagne. Ci dobbiamo tornare per ben due volte, perché la prima volta ci stanno girando un scena di un film francese ed è vietato. La Cappella vale tutto il GPL e gli ammortizzatori del mondo; scenario da film, le foto parlano da sole.
All’orizzonte le nuvole nere ci avvertono di un imminente e pesante diluvio. Ma io e quella “fulminata” di Clarice dobbiamo ancora vedere e farci il bagno nelle terme di Bagni San Filippo. Ultima tappa del nostro viaggio.
Appena arriviamo cade giù il mondo ma, impavidi, in costume e con le temperature calate improvvisamente di 10 gradi, ci dirigiamo verso i bagni sulfurei.
L’acqua si trova nella gradevolissima temperatura di 21 gradi, siamo in pochissimi dentro le terme mentre diluvia e i fulmini ci accarezzano sotto gli alberi di conifere. Pericolosissimo. Freddissimo. Però dentro l’acqua si sta stupendamente.
Ce ne andiamo dopo una mezz’oretta e dopo aver rischiato la morte una decina di volte e ci rimettiamo in cammino verso casa.
Siamo stanchi ma troppo felici per aver aggiunto un altro posto meraviglioso nella nostra lista. La Val d’Orcia è un paradiso in terra, un dipinto di Dio. Un posto unico e raro.
Non mi soprende che Ridley Scott abbia scelto uno di questi scenari per “Il Gladiatore” e Franco Zeffirelli per “Romeo and Juliet”.
E’ scontato, infine, che l’UNESCO l’abbia considerata patrimonio naturale del mondo.
Ci mancherebbe!

 

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